Più che un negoziato con l'Iran, quello immaginato da Donald Trump somiglia a un ultimatum mafioso: o accetti le mie condizioni, oppure “partono le bombe”. Non è una caricatura polemica, è la sostanza delle sue dichiarazioni, in cui la minaccia militare diventa strumento ordinario di trattativa.
Il problema è che un negoziato, per definizione, presuppone reciprocità, riconoscimento dell’altro, margine di compromesso. Qui invece siamo davanti a una logica unilaterale: resa o distruzione, fuori da ogni regola del diritto internazionale. Una visione che svuota la diplomazia e la riduce a semplice anticamera della guerra.
E chiamarlo “negoziato” non lo rende meno brutale: è solo un modo più elegante per dire imposizione sotto minaccia.
