lunedì 20 aprile 2026

Wired Italia al capolinea

La chiusura di Wired Italia, già in grande affanno da diversi anni, non mi sorprende affatto. È solo l’ennesimo tassello di una lenta ma inesorabile moria della carta stampata, che colpisce soprattutto le riviste specializzate, sempre più schiacciate tra calo dei lettori e modelli digitali spesso improvvisati o poco sostenibili.

E poi, diciamolo senza troppi giri di parole: la versione italiana non è mai riuscita a reggere il confronto con Wired US. Dove l’originale americana era (ed è) un laboratorio di idee, visioni e provocazioni sul futuro, l’edizione nostrana è apparsa spesso come una copia sbiadita, più attenta a rincorrere che a innovare. 

Nè mancava un certo alone snob da primi della classe che temo non abbia aiutato. Ma non basta importare un marchio forte per replicarne lo spirito. E quando lo spirito manca, la fine sopraggiunge inesorabile.

Questo naturalmente non toglie nulla al rammarico per chi ci lavorava: dietro una chiusura c'è sempre il dramma di persone che perdono il lavoro. E pensare che la redazione era stata già ridotta all’osso, passata da 12 a 6 giornalisti prima del colpo finale.

Wired Italia al capolinea

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