L'ultima testimonianza dal vivo dei Depeche Mode, catturata durante il trionfale tour di Memento Mori, ci restituisce una band che ha ormai abbracciato definitivamente una veste sonora viscerale e materica. Ciò che colpisce immediatamente l'ascoltatore è la decisa virata verso arrangiamenti marcatamente più rock rispetto al passato: la componente sintetica, pur rimanendo lo scheletro dei brani, lascia ampio spazio a una potenza strumentale quasi inedita.
Il merito di questa trasformazione va in gran parte a Christian Eigner, un batterista semplicemente strepitoso che, con il suo stile muscolare e dinamico, trasforma anche i classici più algidi in veri e propri inni da arena. Il suo apporto dietro le pelli regala una spinta propulsiva che rende l'ascolto estremamente fisico, dando ai pezzi una profondità che il solo sequencer non potrebbe mai replicare.
In questo nuovo assetto live, un ruolo delicato e fondamentale è affidato a Peter Gordeno, il poliedrico tastierista che ha preso il posto dal vivo del compianto Andrew Fletcher. Gordeno non si limita a colmare un vuoto, ma onora la memoria di "Fletch" portando una precisione tecnica e una versatilità che puntellano perfettamente il muro sonoro della band, garantendo continuità tra il passato storico e il presente elettrico del gruppo.
Su questa solida base strumentale, l'approccio vocale di Dave Gahan vive di un dualismo interessante. Nelle battute iniziali del concerto, la foga interpretativa sembra prendere il sopravvento: nei primi brani Gahan appare quasi troppo irruento, forzando la mano con un cantato che sfocia a tratti in un urlato fin troppo aggressivo. Tuttavia, questa tensione iniziale si scioglie rapidamente con il progredire della scaletta. Superata la fase di rodaggio, la voce del frontman si assesta su registri più caldi e controllati, permettendo al suo iconico baritono di tornare a brillare per intensità e sfumature.
Il cuore centrale dell'album regala momenti di pura estasi sonora, con alcune tracce eseguite in modo davvero strepitoso. Quando l'energia rock della batteria di Eigner si fonde con le tastiere di Gordeno e le chitarre di Martin Gore, i Depeche Mode dimostrano di essere in uno stato di grazia invidiabile. Brani come Ghosts Again o le reinterpretazioni dei classici degli anni '80 acquistano una nuova vita, suonando più freschi e potenti che mai.
Nonostante un inizio vocale forse un po' sopra le righe, questo live si conferma come una celebrazione potente di una band che non smette di evolversi, trasformando il proprio passato elettronico in un presente vibrante e orgogliosamente elettrico.