domenica 22 marzo 2026

La necrofagia morale di Donald Trump

Ancora una volta Trump riesce a spingersi oltre il limite del decoro, oltre perfino quel minimo sindacale di umanità che ci si aspetterebbe da chiunque, figuriamoci da un ex presidente. Il suo commento sulla morte dell'ex direttore dell'FBI Robert Mueller non è solo inopportuno: è ripugnante. Trasuda livore, vendetta, una gioia oscena per la scomparsa di un uomo che aveva avuto l’ardire di fare il proprio dovere.

Ma la verità è che non c’è nulla di sorprendente. Trump ha costruito la sua intera narrazione pubblica su una logica tribale, dove chi non è con lui è automaticamente un nemico da delegittimare, umiliare, distruggere. Anche da morto. Anzi, soprattutto da morto, quando non può più rispondere. È un copione già visto: il disprezzo per chi cade, l’esultanza sguaiata travestita da “franchezza”, l’incapacità totale di distinguere tra scontro politico e dignità umana.

E non è neppure la prima volta che indulge in questo macabro riflesso. Basti ricordare le sue parole sul famoso regista Rob Reiner recentemente scomparso, arrivando al punto di attribuire in modo assurdo la responsabilità della propria morte alla vittima stessa, in un ribaltamento grottesco che mescola cinismo e paranoia. È sempre lo stesso schema: nessuna empatia, nessun rispetto, solo l’ossessione per il nemico, anche quando il nemico non esiste più.

Qui non siamo più nel campo della polemica politica, nemmeno di quella più dura. Qui siamo davanti a qualcosa di più basso: una concezione disumanizzante dell’altro, ridotto a bersaglio anche quando non è più in vita. E questo, più di ogni slogan o comizio, dice tutto su chi sia davvero Donald Trump. Un mostro, oltre che un criminale.

La necrofagia morale di Donald Trump

Ancora una volta Trump riesce a spingersi oltre il limite del decoro, oltre perfino quel minimo sindacale di umanità che ci si aspetterebbe ...