Piccolo grande uomo è uno di quei rari film capaci di attraversare i decenni senza perdere forza, intelligenza e mordente. Uscito nel 1970 e diretto dal mitico Arthur Penn, è un’opera che riesce nell’impresa, tutt’altro che scontata, di essere al tempo stesso epica e intimista, ironica e tragica, spettacolare e profondamente politica. Un autentico capolavoro del cinema americano.
La grande intuizione del film sta nel raccontare la conquista del West dal punto di vista di chi, per tutta la vita, resta ai margini della Storia ufficiale. Attraverso lo sguardo di Jack Crabb, interpretato da un immenso Dustin Hoffman, assistiamo a un ribaltamento radicale del mito fondativo americano: l’epopea della frontiera viene smontata pezzo dopo pezzo, sostituita da una narrazione umana, contraddittoria, spesso feroce. Hoffman dà vita a un personaggio bizzarro e camaleontico, capace di attraversare mondi e identità diverse senza mai perdere una fragile, ostinata e ingenua umanità. La sua interpretazione, che lo accompagna dall’infanzia alla vecchiaia, è sorprendente per misura, ironia e partecipazione emotiva.
Il film alterna con straordinaria naturalezza il tono del grande affresco storico alla satira corrosiva, passando dal grottesco al dramma più cupo senza mai risultare incoerente. Le sequenze ambientate tra i Cheyenne sono tra le più belle e rispettose mai viste nel cinema western: lontane da ogni stereotipo, restituiscono dignità, saggezza e complessità a una cultura troppo spesso ridotta a figurina esotica. Memorabile il personaggio di Vecchia Alce, autentico cuore morale del film, che incarna una visione del mondo più giusta e profondamente umana rispetto alla brutalità “civilizzatrice” dei bianchi.
Piccolo grande uomo è anche un atto d’accusa durissimo contro il militarismo, l’ipocrisia religiosa e l’arroganza del potere. La figura del generale Custer, ritratto come un fanatico egocentrico e irresponsabile, è una delle demolizioni più feroci mai operate dal cinema nei confronti dell’eroe nazionale. In questo senso, il film parla chiaramente al suo tempo – quello della guerra del Vietnam – ma continua a risuonare con forza anche oggi, grazie alla lucidità del suo sguardo e alla sua radicale onestà.
Sorretto da una regia ispirata, da una sceneggiatura ricchissima e da un cast straordinario, Piccolo grande uomo è molto più di un western: è una riflessione amara e necessaria sulla Storia, sulla menzogna dei vincitori e sulla dignità dei vinti. Un film libero, coraggioso, vitale, che sa far sorridere e indignare, commuovere e pensare. Uno di quei capolavori che andrebbero visti e rivisti, perché ogni volta hanno qualcosa di nuovo e scomodo da dire.
