mercoledì 8 aprile 2026

L’Apocalisse? Rinviata a data da destinarsi

Per qualche giorno abbiamo avuto l'indesiderata occasione di assistere a uno spettacolo raro: l’Apocalisse annunciata in diretta social.

Il solito Donald Trump, sempre più fuori controllo, aveva promesso che, se l’Iran non avesse obbedito al suo ultimatum, un’intera civiltà sarebbe stata cancellata. Non proprio una minaccia sobria: più o meno l’equivalente geopolitico dell'ubriaco molesto che urla “spacco tutto!” al bar alle tre di notte. O, a prenderlo sul serio, l'annuncio di un altro genocidio.

Il mondo ha trattenuto il fiato, l’ONU ha alzato un sopracciglio, perfino il Papa si è fatto sentire e molti hanno osservato che minacciare la distruzione di un’intera società civile si configura esattamente come un crimine di guerra.

Poi, miracolo: niente civiltà sterminate, niente fine della storia. Solo un cessate il fuoco temporaneo e l’annuncio trionfale di una “vittoria totale e completa”. 

Insomma, l’ennesimo capolavoro della "diplomazia" trumpiana: prima promettere la fine del mondo entro sera, poi dichiarare vittoria perché il mondo, sorprendentemente, è ancora lì.

Pare che l’Armageddon, per questa volta, sia stato rimandato. Probabilmente per problemi di agenda.






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