martedì 7 aprile 2026

Chaos Walking: un frastuono di occasioni sprecate

Se il silenzio è d’oro, Chaos Walking è una fucina di piombo. Il film di Doug Liman riesce nell'impresa quasi impossibile di trasformare una premessa narrativa intrigante — un mondo dove i pensieri degli uomini sono visibili e udibili come un flusso costante chiamato "Rumore" — in un’esperienza estenuante fin dai primi minuti di visione, nonché profondamente inutile.

Perché è un disastro su tutta la linea:


 - Fastidio sensoriale: quello che doveva essere un espediente visivo innovativo si rivela un pasticcio grafico che affatica la vista e irrita l'udito. Il "Rumore" non aggiunge profondità, ma agisce come una fastidiosa interferenza costante che impedisce alla storia di respirare.


- Talento sprecato: vedere attori come Tom Holland e Daisy Ridley vagare confusi (e annoiati?) per boschi anonimi è un colpo al cuore. Holland recupera il suo solito registro da adolescente sperduto, mentre Ridley appare bidimensionale, vittima di una sceneggiatura che non sa cosa farle fare. Persino il magnetismo di Mads Mikkelsen viene spento da un ruolo di villain generico e privo di mordente.


- Fatica sprecata: è evidente il travaglio produttivo (anni di rinvii e riprese aggiuntive). Il risultato è un film "Frankenstein", privo di ritmo, che non riesce mai a decidere se essere un survival movie, una metafora sulla maschilità tossica o un banale young adult fantascientifico.


Insomma, Chaos Walking è vuoto pneumatico travestito da blockbuster. È fatica sprecata per il cast, che meriterebbe ben altro materiale, ma soprattutto per gli sventurati spettatori, condannati a subire cento minuti di fastidioso chiacchiericcio visivo per arrivare a un finale che si dimentica ancora prima che scorrano i titoli di coda.

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