Negli ultimi anni sembra essersi affermata a Hollywood una tendenza tanto evidente quanto tediosa: film sempre più lunghi, spesso inutilmente dilatati, che superano con disinvoltura le due ore e mezza come se fosse un requisito di prestigio.
Non parliamo necessariamente di opere monumentali, di affreschi epici che giustificherebbero (forse) davvero la durata, ma di prodotti mainstream in cui la narrazione potrebbe essere tranquillamente più asciutta senza perdere nulla, anzi guadagnando ritmo, efficacia e densità.
Scene che si ripetono, finali che non... finiscono mai, spiegazioni ridondanti, sottotrame accessorie: tutto concorre a un’ipertrofia narrativa che stanca lo spettatore e spesso smorza anche l’impatto emotivo. È come se il montaggio fosse diventato un tabù, o peggio una rinuncia consapevole, in nome di un’idea distorta di “grande cinema” che confonde la durata con l’importanza.
C’è poi una spiegazione più prosaica, che circola da tempo e che, per quanto sembri cinica, non è del tutto peregrina. Secondo alcuni, la lunghezza eccessiva dei film farebbe comodo anche ai gestori delle sale: più tempo passiamo seduti in poltrona, più aumentano le probabilità di una seconda visita al bar, di un altro gelato, di una nuova dose di popcorn o di bibita. In un’epoca in cui l’incasso dei biglietti non basta più a sostenere i cinema, il vero margine di guadagno arriva dal consumo accessorio, e un film-fiume diventa così anche un efficace strumento commerciale.
Naturalmente non è l’unica causa, né va trasformata in un'altra teoria del complotto. Pesano anche l’influenza delle serie TV, che hanno abituato autori e pubblico a narrazioni dilatate, e la difficoltà, sempre più evidente, di dire “no” a registi e produttori di punta. Ma il risultato finale resta lo stesso: film che chiedono allo spettatore una resistenza fisica e mentale spesso sproporzionata rispetto a ciò che offrono.
Forse sarebbe il caso di tornare a una verità antica e dimenticata: non è la durata a fare la grandezza di un film, ma la precisione delle scelte. E a volte, il gesto più rivoluzionario, oggi, sarebbe semplicemente tagliare.
