giovedì 27 novembre 2025

La parabola amara di Richard Benson

Richard Benson è stato un personaggio unico nel panorama musicale italiano: musicista, critico, intrattenitore, figura eccentrica e spesso controversa. Una vita vissuta sempre sopra le righe, tra passioni autentiche e cadute fragorose, fino a trasformarsi in una sorta di mito informale della controcultura italiana.

Negli anni Ottanta e Novanta Benson era una presenza familiare per molti appassionati di rock e metal: le sue mitiche apparizioni televisive, i giudizi tranchant, l’entusiasmo sincero per la musica che amava. Era un divulgatore atipico, a volte scomposto, ma animato da una passione genuina. E, per chi lo seguiva, anche un brillante chitarrista, spesso oscurato dal personaggio che nel tempo aveva finito per divorarlo.

Poi la discesa: i problemi economici sempre più gravi, la salute compromessa, la marginalità. Negli ultimi anni Benson era diventato una figura tragica, quasi dantesca, intrappolata in un ruolo che il pubblico più cinico gli aveva cucito addosso. Emblematica la scena dei suoi concerti “protetti” da una rete, montata per evitare il lancio di oggetti dal pubblico: un’immagine grottesca e insieme dolorosa, che racconta meglio di qualsiasi biografia lo scarto tra la sua ostinazione a restare sul palco e il sadismo di una parte degli spettatori.

La sua morte, avvenuta nel 2022, ha messo fine a un’esistenza segnata tanto da talento e passione quanto da fragilità e solitudine. Rimane il ricordo di un artista che ha pagato un prezzo altissimo per la propria eccentricità, ma che ha attraversato, a modo suo, decenni di cultura musicale italiana.

Dietro gli eccessi e le smorfie rimane, per chi vuole vederlo, un monito: la linea sottile che separa l’icona pop dalla persona reale, con la sua dignità, le sue fragilità e la sua inevitabile vulnerabilità.







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