giovedì 27 novembre 2025

Black Phone: un tuffo negli anni '70 con brivido d’autore

Uscito nel 2021, Black Phone (di cui è da poco uscito il sequel) è uno di quei rari film contemporanei che riescono davvero a evocare un’epoca senza limitarsi a imitarne i dettagli. Ambientato nei tardi anni Settanta, sembra proprio un film girato in quegli anni: nelle luci leggermente sporche, nei colori un po’ desaturati, nella fisicità degli ambienti, nelle biciclette scassate e nei quartieri di periferia che sanno di polvere, caldo e cattive intenzioni. 

Scott Derrickson costruisce un’ambientazione così credibile che basta un’inquadratura per sentirsi immediatamente dentro quel mondo, tra quotidianità modesta e inquietudine latente.

La storia, con il suo mix di thriller, horror e dramma, è raccontata con un passo asciutto e diretto, senza l’ossessione per l’eccesso visivo tipica di tanto cinema contemporaneo. Merito anche delle ottime interpretazioni, su tutte quella del giovane protagonista e di un disturbante, magnetico Ethan Hawke, che riesce a insinuarsi nei pensieri dello spettatore anche quando non è in scena.


Una curiosità gustosa: dopo il caleidoscopico Doctor Strange, Derrickson torna a utilizzare un brano dei Pink Floyd nella colonna sonora, una scelta non solo nostalgica ma particolarmente azzeccata. Le atmosfere psichedeliche e oblique della band inglese si fondono perfettamente con il mood sospeso del film, amplificandone la tensione emotiva e donandogli un tocco musicale di pura, elegante inquietudine.


Nel complesso, Black Phone è un piccolo gioiello di atmosfera e mestiere: un film che spaventa, intriga e sorprende con la stessa naturalezza dei migliori classici del passato.

Un eroe della strada: la chitarra randagia di Beppe Maniglia

A Bologna, ma non solo, pronunciare il nome di Beppe Maniglia è come aprire uno squarcio rock'n'roll sul grigiore cittadino. Beppe ...