Father Stu (2022) è un film che colpisce per la sua onestà brutale e la sua profonda carica umana, riuscendo a raccontare la storia vera di Stuart Long senza cadere nei cliché del cinema religioso più convenzionale. Il merito principale va all'interpretazione di Mark Wahlberg, che in questa pellicola offre probabilmente la prova più intensa della sua carriera. La sua trasformazione, non solo fisica ma soprattutto emotiva, restituisce perfettamente il ritratto di un uomo spigoloso e irriverente che trova la sua vocazione attraverso la sofferenza e il fallimento.
L'aspetto più riuscito dell'opera è la capacità di mantenere i piedi per terra: Stu non è un santo idealizzato, ma un ex pugile sboccato e testardo che porta i suoi difetti fin dentro l'abito talare, rendendo il suo percorso di redenzione incredibilmente autentico e vicino allo spettatore. A dare ulteriore spessore al racconto contribuiscono le ottime interpretazioni di contorno, in particolare quella di un ruvido Mel Gibson, che incarna un padre tormentato in un rapporto complesso e doloroso.
Il film è un viaggio potente sulla capacità di riscatto e sul senso del dolore. Non promette risposte facili, ma mostra come la dignità e la speranza possano fiorire anche quando il corpo cede, trasformando una tragedia personale in un messaggio universale di amore e servizio verso gli altri. È una storia sporca, vera e profondamente commovente che invita a riflettere sulle seconde possibilità che la vita può offrire.

