venerdì 20 febbraio 2026

Il trionfo delle serie tv

Negli ultimi quindici anni è accaduto qualcosa sotto gli occhi di tutti: le serie tv hanno smesso di essere un passatempo minore e hanno conquistato il centro della scena culturale, lasciando il cinema in una posizione sempre più difensiva. Non è solo una questione di piattaforme o di abitudini domestiche, ma di linguaggio, ambizione e capacità di raccontare il presente. Se un tempo il grande romanzo popolare del nostro tempo passava dallo schermo cinematografico, oggi passa molto più spesso per una stagione da dieci episodi.

L’esplosione di titoli come Breaking Bad, The Sopranos, House of Cards, Game of Thrones e così via ha mostrato che la serialità poteva permettersi una profondità psicologica e una complessità narrativa difficili da comprimere nelle due ore di un film. La trasformazione lenta di Walter White, la stratificazione morale di Tony Soprano, l’intreccio politico e mitologico di Westeros: tutto questo richiede tempo, e il tempo è diventato la vera moneta d’oro del racconto contemporaneo.


Il cinema, al contrario, sembra spesso prigioniero di formule industriali sempre più rigide. Le grandi produzioni puntano su franchise, sequel e universi condivisi; le opere più personali faticano a trovare spazio nelle sale, schiacciate tra blockbuster e algoritmi. Non mancano film straordinari, naturalmente, ma l’impressione diffusa è che il rischio creativo si sia spostato altrove, verso le piattaforme e le produzioni seriali che possono osare, dilatare, sperimentare.


C’è poi un aspetto emotivo e quasi antropologico: la serie crea abitudine, compagnia, ritualità. Si entra nelle case dei personaggi per settimane, mesi, talvolta anni. Il film, anche il più riuscito, resta un’esperienza concentrata, intensa ma breve. La serialità costruisce legami più lunghi, più intimi, più fidelizzanti. Non è solo consumo: è convivenza narrativa.


Questo predominio non significa necessariamente la morte del cinema. Piuttosto, segna una mutazione dell’ecosistema audiovisivo. Il film resta un oggetto compatto, spesso più rigoroso, talvolta più potente proprio perché costretto alla sintesi. Ma oggi è la serie a incarnare l’ambizione del grande affresco contemporaneo, a intercettare i dibattiti sociali, a creare personaggi che entrano nel lessico comune.


Forse tra qualche anno assisteremo a un riequilibrio. Forse il cinema saprà reinventarsi ancora una volta, come ha già fatto in passato di fronte alla televisione, al VHS, allo streaming. Ma per ora è difficile negarlo: il racconto lungo ha vinto la partita culturale, e il grande schermo, pur nobile e insostituibile, osserva da dietro le quinte.


Il trionfo delle serie tv

Negli ultimi quindici anni è accaduto qualcosa sotto gli occhi di tutti: le serie tv hanno smesso di essere un passatempo minore e hanno con...