Frequento da sempre mostre e musei, e assistere all’evoluzione, anzi involuzione recente del MAXXI mi lascia con un senso di delusione profonda. La direzione attuale sembra aver smarrito una visione coerente e ambiziosa, sacrificando il valore di un’istituzione nata con grandi promesse.
Le scelte espositive, dalle mostre definite “sperimentali” fino a quelle ridotte a nomi altisonanti senza una chiara identità, producono un effetto straniante: troppo spesso lo spettatore ha la sensazione di un museo “che cerca di colpire” senza costruire un percorso culturale serio, organico e duraturo.
La collezione permanente — da sempre il cuore di un museo e ciò che dovrebbe garantire continuità e identità — pare nascosta, trascurata, relegata a un secondo piano rispetto a operazioni occasionali. Il risultato è che viene a mancare quel senso di fondo che dovrebbe distinguere un’istituzione seria da un semplice contenitore di eventi.
Così facendo, il MAXXI, invece di crescere e diventare un punto di riferimento per l’arte contemporanea a Roma, si sta lentamente spopolando. Un museo contemporaneo non può vivere di lampi: ha bisogno di coerenza, cura delle collezioni, di una identità chiara, non di show-case fugaci e di scelte occasionali finalizzate a fare rumore. È ora di tornare seri: valorizzare la collezione permanente, costruire una narrativa strutturata, puntare su coerenza e qualità, non sul facile sensazionalismo.
