Le parole di Martin Niemöller non sono un semplice reperto archeologico da esporre durante le ricorrenze, ma uno specchio spietato in cui riflettersi ogni giorno. Se oggi ci guardiamo dentro, l’immagine che ci restituisce è quella di un mondo che sta pericolosamente tornando a tracciare linee di demarcazione tra "noi" e "loro", rispolverando dinamiche che pensavamo sepolte nel secolo scorso.
Oggi come allora, assistiamo al ritorno di quella che potremmo definire una "solidarietà selettiva". Dagli Stati Uniti, dove le ferite del razzismo sistemico continuano a sanguinare sotto forma di politiche di esclusione e retoriche d'odio sempre più sfacciate, fino alle sponde di un'Europa tentata dai nuovi sovranismi, la logica dell'indifferenza segue uno schema identico.
Il sovranismo, in questo contesto, non agisce solo come dottrina politica, ma come un paravento psicologico: ci autorizza a pensare che finché il problema riguarda "l'altro" — l'immigrato, la minoranza, il diverso — allora non sia una nostra battaglia.
Questa è la trappola del "non mi riguarda", un errore prospettico che la storia ha già punito duramente. Quando accettiamo che il perimetro della libertà altrui venga ridotto in nome della sicurezza o di un'identità nazionale escludente, stiamo implicitamente accettando che i diritti non siano universali, ma concessioni revocabili a seconda del vento politico. Se oggi il diritto viene negato a qualcuno perché considerato "estraneo", domani lo stesso principio potrà essere usato contro di noi per qualsiasi altra ragione. L'odio, purtroppo, è un incendio che non rispetta i confini che abbiamo tracciato per sentirci al sicuro.
Il monito di Niemöller ci ricorda che l'apatia non è mai una zona neutra, ma un terreno fertile per l'ingiustizia. Opporsi ai rigurgiti di razzismo e alle spinte autoritarie non è solo un atto di altruismo, ma il più alto gesto di auto-conservazione democratica che possiamo compiere.
Restare umani in questi tempi difficili significa capire che la voce di uno è, in ultima istanza, l'unica vera difesa per tutti. Non aspettiamo che il silenzio intorno a noi diventi assoluto: la responsabilità inizia nel momento esatto in cui decidiamo di non voltare lo sguardo.
