giovedì 29 gennaio 2026

Springsteen, Minneapolis e il silenzio che non possiamo permetterci

Bruce Springsteen ha appena pubblicato una canzone dedicata agli omicidi commessi dall’ICE a Minneapolis. Non è un gesto simbolico, né una presa di posizione generica: è un atto di accusa diretto, una presa di parola necessaria in un momento in cui troppi preferiscono voltarsi dall’altra parte.

Springsteen torna a fare quello che ha sempre saputo fare meglio: dare voce a chi non ce l’ha, raccontare l’America quando smette di raccontarsi favole e mostra il suo volto più brutale. La sua è una canzone che parla di violenza di Stato, di abuso di potere, di vite spezzate in nome di una politica che ha ormai perso ogni parvenza di umanità.

In tempi di propaganda, menzogne e complicità imbarazzate, fa impressione constatare come spesso siano gli artisti — non i politici — a dire le cose più semplici e più vere.

Qui il video ufficiale su YouTube.

Ascoltatela. E ricordate che il silenzio, in casi come questi, non è mai neutrale.

Buon Primo Maggio e buona lettura

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