Il film è un ritratto dolente e ironico di due uomini accomunati da un destino fallimentare: Tony Pisapia, cantante melodico ormai sul viale del tramonto, interpretato da un magnifico Toni Servillo bizarramente capelluto e il suo omonimo, un calciatore costretto al ritiro da uno scandalo.
Servillo è senza dubbio l’anima del film. Con una prova di recitazione superba, dà vita a un personaggio che trasuda disillusione, arroganza e malinconia.
Tony Pisapia ricorda molto l'iconico Franco Califano, con quel misto di cinismo e fragilità che lo rende al contempo irritante e struggente. Servillo riesce a restituire con straordinaria sensibilità la complessità del personaggio, risultando credibile in ogni sfumatura, dal cantante spavaldo all'uomo distrutto.
La regia di Sorrentino è già riconoscibile per il suo stile visivo raffinato e per il gusto nel costruire atmosfere dense e sospese. Tuttavia, il film presenta alcune lentezze e buchi di sceneggiatura che, se da un lato tolgono fluidità al racconto, dall’altro non compromettono l’impatto emotivo della storia.
La narrazione è talvolta tagliata con l’accetta, con momenti che avrebbero beneficiato di una maggiore profondità o di un respiro più ampio.
Nonostante questi difetti, L’uomo in più è una buona opera prima, che segna l'inizio di una carriera brillante.
La storia di Tony Pisapia è una parabola amara sulla solitudine e sul fallimento, temi che Sorrentino svilupperà con più maturità nei suoi lavori successivi.
È un film che merita di essere visto, se non altro per la straordinaria interpretazione di Toni Servillo e per il fascino di un regista già capace di mettere a fuoco il suo universo poetico, pur con qualche sbavatura "di gioventù".
