mercoledì 22 gennaio 2025

Un nuovo complotto contro l'America

Nel 2004, Philip Roth pubblicava Il complotto contro l'America, un romanzo distopico che immaginava un'America alternativa, in cui l'aviatore e noto simpatizzante nazista Charles Lindbergh veniva eletto presidente, portando il paese verso un progressivo scivolamento nell'antisemitismo e nell'autoritarismo. Quella che solo qualche anno fa poteva sembrare una provocazione letteraria o un cupo esercizio di immaginazione, oggi appare come una lettura sinistramente profetica alla luce delle prime, sciagurate mosse del neo presidente eletto Donald Trump.

Il parallelo tra il Lindbergh di Roth e l'attuale inquilino della Casa Bianca non è forzato: entrambi incarnano una retorica populista, demagogica e nazionalista, puntano il dito contro le minoranze, fomentano divisioni sociali e mettono in discussione i fondamenti democratici degli Stati Uniti. Nel romanzo, l'America di Lindbergh scivola progressivamente verso un regime di discriminazione sistematica e repressione del dissenso, un pericolo che oggi non è più relegato alla sola narrativa.

Le prime, deliranti dichiarazioni e azioni di Trump confermano i timori di chi vede in lui un pericolo per l'ordine democratico mondiale. La retorica aggressiva contro gli immigrati, il disprezzo per la stampa, l'insofferenza verso le istituzioni e il disinteresse per le alleanze internazionali sono segnali allarmanti di un'involuzione che potrebbe avere conseguenze devastanti, non solo per gli Stati Uniti, ma anche per l'Europa e il resto del mondo. Come Roth descrive nel suo romanzo, l'isolazionismo, il culto della personalità e la semplificazione populista di problemi complessi sono gli ingredienti di una ricetta politica pericolosa e destabilizzante.

Una delle intuizioni più inquietanti di Roth è la progressiva normalizzazione del male: il protagonista, un giovane Philip Roth immaginario, osserva con sgomento come la sua famiglia e la sua comunità vengano lentamente erose da una nuova normalità fatta di paura e conformismo. Anche oggi, la capacità di assuefazione dell'opinione pubblica alle provocazioni e agli abusi di potere di Trump è un segnale che non possiamo permetterci di ignorare.

La rielezione di Trump mina alle basi i concetti stessi di legalità, onestà e senso dello Stato: l'unico, vero motivo che ha spinto Trump a cercare con tutte le sue forze la rielezione è stato evitare il carcere.

Il romanzo di Roth ci ricorda che la democrazia è fragile e che basta poco per incrinarne i principi fondamentali. Il rischio di un'America che si allontana dai suoi ideali fondativi di libertà e uguaglianza non è mai stato così reale. Sta a noi, come cittadini consapevoli, restare vigili e impegnati per evitare che la distopia di Roth diventi la nostra realtà.


La shitification degli Stati Uniti

C’è una parola che descrive meglio di molte analisi politiche quello che sta succedendo al governo degli Stati Uniti nella sciagurata era Tr...