mercoledì 21 gennaio 2026

Killers of the Flower Moon, il (mezzo) passo falso di Scorsese


Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese è indubbiamente un’opera ambiziosa, che esplora una tragica pagina della storia americana. Purtroppo il risultato finale è un film eccessivamente lungo e narrativamente dispersivo, incapace di mantenere desta l’attenzione dello spettatore per le sue quasi quattro ore di durata. A dire il vero già dalle prime scene lo spettatore può arrancare, nel tentativo di farsi catturare dalla trama.
 
La pellicola film cerca di trattare temi importanti come il razzismo e la corruzione, ma lo fa in modo freddo e distaccato, senza mai davvero scavare a fondo nei sentimenti dei personaggi o nei meccanismi sociali e culturali del tempo. La sceneggiatura, basata sul libro di David Grann, risulta spesso frammentata, alternando momenti di grande impatto a lunghe sequenze lente e prive di mordente. Scorsese, solitamente maestro nel gestire il ritmo, qui sembra perdersi, dilatando all'inverosimile scene e dialoghi che avrebbero potuto essere risolti con maggiore sintesi ed efficacia.
 
Leonardo DiCaprio e Robert De Niro offrono interpretazioni solide, anche se a tratti sembrano, come dire, già viste. DiCaprio, in particolare, ripropone lo stesso tipo di personaggio tormentato e ambiguo che ha interpretato più volte sotto la direzione di Scorsese, senza portare nulla di nuovo al suo repertorio. La loro collaudata dinamica appare scontata, priva di quella tensione emotiva che ci si aspetterebbe da due attori di questo calibro.
 
Inoltre, nonostante la presenza di Lily Gladstone, che regala forse la performance più sincera del film, il ruolo dei nativi americani sembra marginalizzato. In una storia che dovrebbe parlare di oppressione e ingiustizia, i personaggi indigeni rimangono figure passive, quasi degli spettatori nel loro stesso dramma, e ciò risulta frustrante.
 
La fotografia è impeccabile e il film è sicuramente un’opera visivamente affascinante, ma la bellezza estetica non è sufficiente a compensare una narrazione che si trascina, priva della tensione necessaria per mantenere viva l’attenzione. Nonostante la regia sia affidata a un maestro del grande schermo, Killers of the Flower Moon sembra adottare un linguaggio visivo più illustrativo che immersivo, dove la dilatazione dei tempi e la prevalenza di inquadrature medie — ideali per la fruizione domestica (ricordiamo che a produrre è Apple) — sacrificano quella verticalità e quel respiro epico che storicamente richiedono la grandezza della sala per essere pienamente metabolizzati. In sostanza, il film appare come un'imponente "opera-contenitore" pensata per il flusso dello streaming, dove la narrazione procede per accumulo di dettagli più adatti alla visione frazionata o al piccolo schermo, perdendo in parte quella tensione visiva puramente cinematografica.
 
Killers of the Flower Moon sembra perdersi nella sua stessa ambizione, offrendo un’opera che, pur con sprazzi di genialità, risulta alla fine troppo sterile e prolissa per lasciare davvero il segno. È un film che va comunque visto, specie se siete ammiratori del trio Scorsese - De Niro - Di Caprio.

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